Due Chiese un'unica devozione

dall'opuscolo Ogliara: Un fiore ai piedi del Montestella realizzato dalla Associazione "Il Campanile di Ogliara" nell'ambito della X ed. dell'evento "Ogliara in fiore - L'Infiorata di Salerno" (giugno 2019)



Intorno a due Chiese ruota la vita religiosa ogliarese:

La Parrocchia "Santa Maria e San Nicola, ubicata nella piazza principale del borgo

Il Santuario della "Madonna della Stella, situato sul Monte Stella (da esh-tel, che significa "fuoco del colle"), l'altura che domina il borgo e la valle, a 951 m slm, da cui si gode di una veduta mozzafiato sul Golfo di Salerno nonché sui Monti Lattari, Alburni e Picentini.



Il Santuario della Madonna della Stella

Un vincolo d'amore millenario unisce la Vergine del Monte Stella al Suo popolo.

Quante vite, quante storie si sono dipanate, nei secoli, all'ombra del sacro monte e del Simulacro della Vergine! Generazioni e generazioni di fedeli sono accomunate dalla freschezza di un sentimento che valica il tempo ed è il più chiaro tratto distintivo dell'identità spirituale degli abitanti delle contrade ai piedi del monte. Furono i monaci basiliani, provenienti dall'Oriente, a diffondere nei rioni collinari di Salerno la devozione alla Madonna della Stella.

Al XII secolo risalgono i primi insediamenti sul monte, come si evince dalla Bolla "Licet Nobis" di Papa Alessandro III, che vi accerta l'esistenza, nel 1168, dell'abbazia benedettina di "S. Maria de Vetro". All'Abate Venieri, archivista della Badia di Cava, si deve la trasmissione di un gran numero di documenti storici, compreso l'elenco degli abati succedutisi dal 1310.

In una grotta a mezza costa del versante sud, nel VI secolo, venne costruito, dai monaci basiliani, il Santuario del Salvatore de Vetro, dipendente dal Monastero di S. Maria e noto al popolo come "Salvatoriello".

Di esso non resta che qualche rudere.

Nel 1336 il nobile salernitano Riccardo Scillato donò circa 800 once d'oro a Filippo Cavaselice, un monaco di S. Maia de Vetro, affinché erigesse un altro monastero e una chiesa sulla cima del monte.

La costruzione fu' ultimata nel 1341, ma dopo qualche tempo, l'Arcivescovo di Salerno Monsignor Benedetto decise di unirla all'Abbazia di S. Maria de Vetro. Fino al 1617, alla guida del convento, che arrivò ad ospitare non più di otto frati, si succedettero quindici abati, quattro dei quali divennero cardinali.

Ogni anno l'Abate in carica, in occasione della festa di San Matteo, si recava a Salerno per rendere omaggio all'Arcivescovo.

Quattordici chiese dipendevano da Santa Maria de Vetro, che nel 1765 fu' conferita in commenda ad affittuari privati, con una Bolla di Papa Clemente XIII.

Il 13 agosto 1767, il procuratore dell'abate commendatario, don Scipione Turboli, dato il grande concorso di fedeli, chiedeva al Vicario generale della diocesi la licenza per la benedizione e l'apertura per le vicine festività della chiesa badiale, da poco restaurata.

1768 il Papa concedeva per i successivi sette anni l'indulgenza plenaria ai fedeli che avessero visitato la chiesa badiale di S. Maria de Vetro nella festività dell'Assunta e nelle restanti festività mariane..

Nel 1798, fu' redatto un elenco dei beni della Badia, in cui si precisava la posizione della chiesa sulla cima del monte, a circa due miglia dall'abitato di Ogliara,e la spesa annua di almeno 200 ducati per la manutenzione.

Nel 1808 i beni della Badia furono incorporati dallo Stato ed amministrati da una commissione diocesana. Dieci anni più tardi, furono devoluti dal Re di Napoli al Capitolo diocesano di Vallo della Lucania.

Nel 1943 la struttura divenne un osservatorio tedesco, che, cannoneggiato dal mare, subì il crollo del tetto. Fu' così che vennero alla luce degli archi gotici appartenenti alla costruzione originaria. Probabilmente fu' allora che venne mutilata l'antica statua marmorea posta nella facciata della chiesa e reffigurante una Madonna Odigitria, che ricorda la statua lignea della Vergine degli Angeli del XII secolo, ubicata in una cappella laterale del Duomo di Salerno.

Il 13 agosto 1767, il procuratore dell'abate commendatario, don Scipione Turboli, dato il grande concorso di fedeli, chiedeva al Vicario generale della diocesi la licenza per la benedizione e l'apertura per le vicine festività della chiesa badiale, da poco restaurata.

Gli abitanti delle borgate ai piedi del monte per anni sollecitarono la ricostruzione della Chiesa, ma fu' solo nel 1962 che l'Arcivescovo Demetrio Moscato costituì un Comitato pro-restauro e ne affidò la presidenza a Don Salvatore Lionetti, parroco di San Michele Arcangelo in Rufoli.

Il Comitato raccoglieva nelle sue fila fedeli di Ogliara, di Fusara, di Caprecano, di Sant'Angelo, di Sordina, di Aiello, di Baronissi, di Acquamela, di Calvanico.

La mancanza di una strada per il trasporto a quasi 1000 mt slm del materiale destinato alla ricostruzione rallentò notevolmente i lavori. Si dovette aspettare gli anni settanta del secolo scorso per la costruzione di una Chiesa dedicata alla Madonna della Stella, nei pressi delle residue mura del vecchio monastero.

Un gruppo di tenaci operai e contadini del posto, animato da una fede incrollabile e guidato dal compianto Gennaro De Maio, con fondi propri e giovandosi di qualche donazione di materiale edile, tra grandi difficoltà, lavorò alla realizzazione ex novo di una strada di accesso, che consent' il trasporto del materiale e il restauro della chiesa.

Due anni di lavoro durissimi nella roccia viva consentirono di tracciare il percorso che, l'8 settembre del 1973, permise di raggiungere con un fuoristrada il pianoro su cui sorge la chiesa.

L'intera comunità era raggiante e lacrime di commozione e di gratitudine alla Mamma Celeste rigavano anche i volti più arcigni. Nella felicità di questi uomini e donne sembravano trovare voce le preci accorate dei fedeli di ogni tempo. Il volgere dei secoli aveva lasciato inalterata la freschezza del sentimento d'amore che ha sempre legato queste contrade alla Madonna della Stella.

Ed è stata proprio questa devozione così sentita e la considerazione della miriade di segni della presenza viva e reale della Vergine in seno al Suo popolo che nel settembre del 2017 sua Eccellenza reverendissima Mons. Luigi Moretti si è degnato di innalzare la chiesetta montagna a Santuario diocesano dedicato alla Madonna della Stella.



E' opinione comune che...

...l'attuale santuario sorga nel punto esatto prescelto da Maria Santissima


Si narra, infatti, che i lavori di costruzione eseguiti nelle ore diurne venissero puntualmente vanificati dal crollo delle strutture architettoniche durante la notte.

Dopo vari tentativi, si comprese che nel reiterato crollo doveva leggersi una piccola volontà della Vergine, che non tardò a chiarire in quale punto desiderava l'edificazione della chiesa.

Un evento singolare svelò il desiderio della Madonna: la caduta nel luogo prescelto di una stella, simbolo di Maria stessa, astro che indica il cammino e non conosce tramonto.

Fino agli anni 40, la festa si svolgeva l'otto Settembre, giorno in cui, alle prime luci dell'alba, si partiva in processione dal paese, portando a spalla la statua della Vergine per sentieri scoscesi. Il simulacro della Madonna sarebbe rimasto nella chiesa sul monte fino alla festa dell'anno successivo, allorché sarebbe risceso per far posto alla statua che era stata ospitata in paese fino a quel momento.

Da alcuni decenni ormai la festa cade la prima o la seconda domenica di Settembre e, anche se il simulacro della Vergine non viene più portato a spalla, se non in qualche caso eccezionale, la partecipazione emotiva è sempre molto forte.

Il pellegrinaggio a piedi è uno dei momenti più suggestivi, che rimane scolpito nel cuore dei fedeli. Benché, negli ultimi anni, in virtù del rifacimento della strada e della maggiore diffusione di veicoli progettati per tragitti impervi, sia notevolmente diminuito il numero di coloro che intraprendono al scalata a piedi, resta forte la motivazione di quanti sono fedeli al culto originario.

Fino ad una trentina di anni fa, ad accompagnare e sostenere il cammino dei pellegrini era un canto popolare, la cui esecuzione oggi è affidata a qualche anziano, che si fa interprete di un sentimento collettivo di amore e di gratitudine alla Vergine e, nel contempo, consegna alle generazioni future una rara perla del patrimonio sentimentale ed emotivo di queste borgate. Il potere evocativo del canto popolare è straordinario, tanto che in un batter d'occhi sembrano ricapitolarsi nell'interprete e nell'uditorio tutte le generazioni che hanno venerato la Vergine del Monte Stella e le loro ardenti suppliche.

Il tempo pare sospeso e i limiti spaziali annullati, mentre il cuore diviene prigioniero del profumo inebriante dei tuberosa, che pervade la chiesa, come ad indicare la presenza viva di Maria, il "Fiore della Creazione", e della dolcezza di un volto di Donna. E' tanto singolare questa esperienza che tocca le corde più profonde dell'essere ed avvince chi è lontano in una nostalgia indicibile.

Così, all'arrivo di Settembre, anche chi non vive più nelle contrade ai piedi del monte comincia a sentire irresistibile il richiamo di quella Madre, lasciata un anno prima nella chiesetta tra i pini a vegliare sui due versanti del monte, come suoi figli lontani. Rivederla dopo un'ardua scalata e respirare quell'aria di cielo ripaga di qualsiasi sforzo.

La sede

Via di Ogliara, 113/115 - Salerno ITALIA